Anoressia Nervosa

Anoressia Nervosa

I criteri diagnostici DSM-5 dell’anoressia nervosa sono i seguenti:

 

  • Restrizione dell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso è definito come un peso inferiore al minimo normale oppure, per bambini e adolescenti, meno di quello minimo atteso.
  • Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, oppure un comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, anche se significativamente basso.
  • Alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso o la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso.

Tipo con restrizioni: Durante gli ultimi 3 mesi, l’individuo non ha presentato ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (per es., vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi). In questo sottotipo la perdita di peso è ottenuta principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva.

 

Tipo con abbuffate/condotte di eliminazione: Durante gli ultimi 3 mesi, l’individuo ha presentato ricorrenti episodi di abbuffata o condotte di eliminazione (cioè, vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

 

Livello di gravità attuale

Lieve: Indice di massa corporea ≥ 17 kg/m2

Moderato: Indice di massa corporea 16-16,99 kg/m2

Grave: Indice di massa corporea 15-15,99 kg/m2

Estremo: Indice di massa corporea < 15 kg/m2

 

La fenomenologia clinica si è modificata nel corso del tempo: negli anni Sessanta prevaleva l’anoressia restrittiva, basata sul digiuno e l’astinenza; nei decenni successivi sono stati descritti casi più frequenti di anoressia bulimica.

Epidemiologia

L’ anoressia nervosa in passato era una patologia rara quasi esclusiva delle classi sociali medio – alte. L’aumento dei casi di tali disturbo è iniziato nella seconda metà del Novecento e si è intensificato negli anni Settanta.

E’ un disturbo soprattutto femminile (90-95% dei casi) e l’età di esordio è compresa fra i 10 ed i 30 anni; l’età media d’insorgenza è 17 anni. La distribuzione di frequenza nell’età di esordio è, probabilmente, bimodale con due picchi intorno ai 14 e 18 anni. Sembra in aumento il numero di casi che si manifestano in età tardiva e postmenopausale.

Nei maschi l’età di esordio è verso i 14 anni e le classi sociali maggiormente interessate sono quelle medio basse. I criteri diagnostici sono gli stessi di quella femminile fatta eccezione dell’amenorrea che è sostituita dalla perdita di libido. L’anoressia è frequente nei paesi Occidentali industrializzati, in Australia e nuova Zelanda, in Sud Africa ed in Giappone. Invece è praticamente assente nei paesi poveri dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. La si può, quindi, ritenere una sindrome cultural – bound legata ai valori della cultura occidentale che enfatizzano la perfezione e la magrezza. Sembra che la sua diffusione nei Paesi dell’Est Europeo, nei Paesi del Terzo Mondo e fra gli immigrati da nazioni povere verso nazioni ricche sia legata a processi di occidentalizzazione.

 

ASPETTI DA ATTENZIONARE

E’ utile sapere che sintomi quali preoccupazione (fissazione) per il cibo, impulso ad abbuffarsi, difficoltà di concentrazione, depressione, irritazione…. sono conseguenze fisiologiche naturali della denutrizione. Inoltre il digiuno è il meccanismo fondamentale che favorisce le abbuffate e le conseguenti condotte compensatorie.

Tali comportamenti inappropriati (digiuno, abbuffate e condotte compensatorie) vanno attenzionati in quanto determinano complicanze fisiche quali alterazioni ematologiche ed elettrolitiche, debolezza muscolare, stipsi, crampi, aritmie cardiache, danni renali, rigonfiamento delle ghiandole salivari, danni ai denti, edema, atrofia cerebrale, ed alterazioni endocrine.

Per cui l’obiettivo del trattamento non è l’aumento di peso ma il raggiungimento di un peso naturale e di una corretta alimentazione che favoriscano la ripresa del regolare funzionamento ormonale.

 

 

 

Bibliografia

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